Dott. Pasquale Pernice
Fisioterapista – Esperto in Magnetoterapia
“L’osteonecrosi del ginocchio arriva quasi sempre così: una persona sopra i 60 anni, un dolore forte sul lato interno del ginocchio comparso all’improvviso, la radiografia normale e il medico che parla di menisco. Poi la risonanza dice un’altra cosa. In quella fase la magnetoterapia ha i risultati migliori che abbiamo visto su qualsiasi patologia ossea: se il condilo è ancora intatto, con 6-8 ore a notte per 90 giorni la maggior parte dei pazienti evita la protesi. Ma serve iniziare subito e scaricare il ginocchio con le stampelle, non solo mettere la fascia.”
Fonte: Marcheggiani Muccioli G.M. et al., Knee Surgery, Sports Traumatology, Arthroscopy, 2013 (Istituto Ortopedico Rizzoli) — 28 pazienti con osteonecrosi spontanea del ginocchio in fase iniziale trattati con CEMP 6 ore al giorno per 90 giorni: riduzione netta di dolore ed edema osseo, e a 24 mesi solo una piccola minoranza ha avuto bisogno della protesi. Tutti gli studi
prima del collasso
di notte
poi RMN di controllo
Globus e MAG 2000 (P20)
La magnetoterapia per l’osteonecrosi del ginocchio funziona se si interviene prima che il condilo femorale collassi: negli stadi iniziali i campi elettromagnetici pulsati (CEMP) riducono il dolore e l’edema osseo, rallentano la progressione e, nello studio più importante su questa patologia, hanno permesso alla grande maggioranza dei pazienti di evitare la protesi. Negli stadi avanzati aiutano sul dolore ma non recuperano l’osso deformato. Il protocollo è impegnativo: 6-8 ore al giorno, di notte, per 90 giorni, quindi si fa a casa con un dispositivo a noleggio.
Qui trovi cos’è l’osteonecrosi del ginocchio e come si distingue dall’edema osseo e dal menisco, gli stadi, cosa dicono gli studi, il protocollo pratico e quando invece la magnetoterapia non è la scelta giusta.
Cos’è l’osteonecrosi del ginocchio
L’osteonecrosi è la morte di una porzione di osso per mancanza di sangue. Nel ginocchio colpisce quasi sempre il condilo femorale mediale, cioè la parte interna dell’estremità del femore che appoggia sulla tibia: è la zona che porta più carico quando si cammina. Più raramente interessa il condilo laterale o il piatto tibiale.
Esistono due forme, molto diverse tra loro.
Osteonecrosi spontanea (SONK, malattia di Ahlbäck)
È la forma più comune. Colpisce soprattutto donne sopra i 60 anni, arriva all’improvviso, spesso senza un trauma o dopo uno banale, e interessa un solo ginocchio. Oggi si ritiene che alla base ci sia una piccola frattura da insufficienza sotto la cartilagine, in un osso già fragile, che interrompe il flusso di sangue nella zona. Spesso coesiste una lesione del menisco mediale, ed è per questo che molti pazienti vengono inizialmente trattati per il menisco.
Osteonecrosi secondaria
Colpisce persone più giovani, spesso entrambe le ginocchia e a volte anche altre articolazioni (l’anca in primo luogo). Le cause sono le stesse della necrosi della testa del femore: cortisone ad alte dosi o per lunghi periodi, alcol, malattie del sangue come l’anemia falciforme, lupus, chemioterapia. Le lesioni sono di solito più estese e la prognosi è meno favorevole.
Esiste anche una terza forma, rara, che compare dopo un’artroscopia del ginocchio, in genere entro poche settimane dall’intervento.
I sintomi
Il quadro tipico della forma spontanea è un dolore forte e improvviso sul lato interno del ginocchio, localizzato in un punto preciso che si può indicare con un dito. Peggiora in piedi e camminando, e c’è quasi sempre dolore notturno che sveglia. Il ginocchio può gonfiarsi e la flessione fa male. Non ci sono blocchi o cedimenti come nelle lesioni del menisco, e il dolore non passa con il riposo di qualche giorno.
La radiografia nelle prime settimane è normale. Se un dolore così non migliora in due o tre settimane, l’esame giusto è la risonanza magnetica, che mostra sia l’edema osseo sia la lesione necrotica.
Osteonecrosi o edema osseo?
È la domanda che si fanno in molti dopo la risonanza, e la risposta cambia il percorso. L’edema osseo del ginocchio è un accumulo di liquido nell’osso: fa male, si vede in risonanza, ma in molti casi si risolve in due o tre mesi. L’osteonecrosi è la morte di una porzione di osso, e può portare al cedimento del condilo. All’inizio le due cose si somigliano, e una parte delle osteonecrosi viene diagnosticata prima come edema osseo. La regola pratica: se il dolore non migliora in 4-6 settimane di scarico, si ripete la risonanza. E in entrambi i casi la magnetoterapia è indicata, con la differenza che nell’osteonecrosi il ciclo è più lungo.
Gli stadi: la cosa che conta di più
Per il ginocchio gli ortopedici usano la classificazione di Koshino, in quattro stadi:
- Stadio I: radiografia normale. Edema e lesione visibili solo in risonanza. Dolore presente.
- Stadio II: alla radiografia il condilo appare più chiaro nella zona colpita o lievemente appiattito, ma la superficie è ancora intera.
- Stadio III: frattura sotto la cartilagine (il segno della mezzaluna), il condilo cede e si deforma.
- Stadio IV: condilo collassato, cartilagine consumata, spazio articolare ridotto: artrosi secondaria del ginocchio.
La linea di confine è tra il II e il III. Prima del collasso l’osso può essere riparato; dopo, la forma del condilo è persa e nessuna terapia fisica la restituisce. Conta anche la dimensione della lesione: le lesioni piccole (indicativamente meno di un terzo della larghezza del condilo) guariscono spesso da sole con lo scarico; quelle grandi collassano più facilmente e sono quelle su cui la magnetoterapia fa la differenza maggiore.
Prima di noleggiare un dispositivo, guarda il referto: se c’è scritto stadio I o II, o comunque “condilo senza segni di collasso”, la magnetoterapia è una scelta sensata. Se il condilo è già ceduto, parlane con l’ortopedico: può ancora avere senso per il dolore in attesa dell’intervento, ma con aspettative diverse.
Come agisce la magnetoterapia sull’osteonecrosi del ginocchio
I campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza agiscono su tre fronti in un condilo che sta morendo per mancanza di sangue: stimolano la formazione di nuovi vasi nella zona necrotica; attivano gli osteoblasti, le cellule che costruiscono osso, e frenano il riassorbimento dell’osso morto, così che venga sostituito da osso vivo prima che la superficie ceda; riducono l’edema osseo attorno alla lesione, che è la causa principale del dolore.
Nel ginocchio c’è un vantaggio rispetto all’anca: il condilo femorale è superficiale, coperto solo da pelle e capsula. I solenoidi appoggiano quasi direttamente sull’osso e non serve nessuna potenza particolare. Quello che serve è il tempo: la rivascolarizzazione di un segmento osseo richiede mesi.
Cosa dicono gli studi
Studi scientifici sulla magnetoterapia per l’osteonecrosi del ginocchio
- Marcheggiani Muccioli G.M. et al., Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc, 2013 — Istituto Rizzoli, 28 pazienti con osteonecrosi spontanea del ginocchio in stadio iniziale, CEMP 6 ore al giorno per 90 giorni: riduzione marcata del dolore e dell’area di edema osseo alla risonanza a 6 mesi; a 24 mesi solo una piccola minoranza è andata a protesi. È lo studio di riferimento per questa patologia.
- Massari L. et al., Clin Orthop Relat Res, 2006 — osteonecrosi della testa del femore, 8 ore al giorno per circa 5 mesi: negli stadi pre-collasso quasi tutte le anche hanno evitato la protesi. Stesso meccanismo, stessa logica di dose.
- Cadossi R. et al., revisioni sulla stimolazione biofisica dell’osso — i CEMP a bassa frequenza favoriscono la riparazione dell’osso subcondrale e proteggono la cartilagine dalla degenerazione, con effetto dipendente dalle ore di esposizione.
- Karim A.R. et al., Ann Transl Med, 2015 — revisione sull’osteonecrosi del ginocchio: nelle lesioni piccole e pre-collasso il trattamento conservativo (scarico, farmaci, terapie fisiche) è la prima scelta e in una buona parte dei casi evita la chirurgia.
Limiti: casistiche piccole, un solo studio specifico sul ginocchio con CEMP. I dati indicano una direzione chiara, non una garanzia. Elenco completo nella pagina studi scientifici.
Due cose da tenere a mente. La prima: in tutti i protocolli che hanno funzionato la stimolazione durava molte ore al giorno per mesi, e il paziente scaricava il ginocchio con le stampelle nelle prime settimane. La seconda: nello studio del Rizzoli i pazienti erano tutti in fase iniziale. Nessuno ha dimostrato che la magnetoterapia recuperi un condilo già collassato.
Il protocollo: quante ore, per quanto tempo, dove mettere i solenoidi
Ore al giorno
Per l’osteonecrosi servono 6-8 ore al giorno. Il modo pratico è la magnetoterapia notturna: metti la fascia, avvii il programma, dormi. I dispositivi sono silenziosi e pensati per questo.
Durata del ciclo
Durata del ciclo: la regola
| Prime 3–4 settimane | Il dolore notturno cala. L’osso non è ancora cambiato. |
| 60 giorni | Minimo per incidere sull’osso. Sotto questa soglia il ciclo è incompleto. |
| 90 giorni | Ciclo dello studio Rizzoli. Alla fine si ripete la risonanza. |
| Oltre | Si prosegue se la RMN mostra edema in riduzione e condilo ancora intatto. |
Meglio 90 giorni con 6-8 ore a notte che 6 mesi con 2 ore al giorno.
Posizionamento dei solenoidi
Il ginocchio si tratta “a sandwich”. Con il Globus i due solenoidi flessibili vanno appoggiati in piano, con il lato lungo in verticale: il primo sul lato interno del ginocchio, sul condilo mediale, esattamente dove fa male; il secondo sul lato esterno, sul condilo laterale. La fascia elastica li tiene stretti a contatto con la pelle. Il campo attraversa il condilo da un lato all’altro. Se la lesione è sul condilo laterale (raro), i solenoidi restano nella stessa posizione. Con il MAG 2000 la fascia a tre solenoidi avvolge il ginocchio con il terzo sulla rotula.
Se sono colpite entrambe le ginocchia (forma secondaria), con il Globus si mette un solenoide sul lato interno di ciascun ginocchio e si usa la funzione 1+1; con il MAG 2000 si alternano le notti.
Il programma
Gauss e Hertz: i parametri giusti
Frequenza bassa, intensità modesta, molte ore. È la combinazione usata negli studi sull’osteonecrosi: frequenze tra 15 e 75 Hz (lo studio del Rizzoli sul ginocchio lavorava a 75 Hz) e intensità di poche decine di Gauss.
Il programma “Osteonecrosi” del Globus Magnetocemp lavora a 15 Gauss, come da manuale del produttore. I 320 Gauss delle schede tecniche sono la potenza massima del dispositivo, non quella che serve qui: sul ginocchio il condilo è superficiale e l’effetto lo fa il tempo di esposizione, non la potenza. Anche il MAG 2000 (P20 Osteonecrosi) è preimpostato: non serve, e non conviene, modificare i parametri a mano.
Se il tuo ortopedico ha prescritto parametri precisi, entrambi i dispositivi hanno programmi a frequenza libera per impostarli. Segnalacelo al momento dell’ordine.
Come capire se sta funzionando
Non aspettare la risonanza di fine ciclo per farti un’idea. Ci sono segnali che arrivano prima, e uno che deve farti chiamare l’ortopedico subito.
Come capire se la terapia sta funzionando
Cosa aspettarsi, in ordine di tempo:
- 3–4 settimane: il dolore notturno diminuisce per primo. Dai un voto al dolore da 0 a 10 ogni settimana, sempre alla stessa ora: se scende di 2–3 punti la terapia sta lavorando.
- 6–8 settimane: il punto dolente sul lato interno è meno sensibile alla pressione, il gonfiore cala, cammini più a lungo. Riduci le stampelle solo quando lo dice l’ortopedico.
- 3 mesi (RMN di controllo): quello che deve vedere il radiologo è la riduzione dell’area di edema osseo attorno alla lesione e un condilo ancora intatto. La lesione necrotica può restare visibile a lungo: non è un segno che la terapia ha fallito.
Segnali che qualcosa non va: dolore che dopo 4-6 settimane non è cambiato, oppure un peggioramento improvviso con sensazione di cedimento del ginocchio. Il secondo può indicare che il condilo sta collassando: chiama l’ortopedico e fai una radiografia, non aspettare la fine del ciclo.
Il dolore che migliora non vuol dire che l’osso è guarito. Il giudice finale è la risonanza.
Cosa fare oltre alla magnetoterapia
La magnetoterapia da sola non basta se continui a caricare il ginocchio. Il pacchetto conservativo che gli ortopedici usano negli stadi iniziali comprende:
- Scarico con stampelle per 6-8 settimane, con carico parziale: è la misura singola più importante, perché toglie peso al condilo mentre l’osso si ripara.
- Antinfiammatori per il dolore nelle prime settimane, su prescrizione.
- Bifosfonati in alcuni casi, per rallentare il riassorbimento dell’osso e ridurre il rischio di collasso.
- Plantari o tutore in valgo per spostare il carico dal compartimento interno a quello esterno.
- Decompressione del nucleo (core decompression) o innesto osseo nelle lesioni grandi che non rispondono: piccoli interventi che favoriscono l’arrivo di sangue nuovo. La magnetoterapia dopo questi interventi è una combinazione usata nei centri specializzati.
Se c’è anche una lesione del menisco, in questa fase gli ortopedici tendono a non operarla: l’artroscopia su un condilo con osteonecrosi può peggiorare il quadro.
Quando la magnetoterapia non è la scelta giusta
Ti sconsigliamo di noleggiare un dispositivo, o comunque di aspettarti un recupero dell’osso, in questi casi:
- Stadio III o IV con condilo già collassato e artrosi. La magnetoterapia può ridurre il dolore in attesa della protesi, monocompartimentale o totale, ma non evita l’intervento.
- Portatori di pacemaker o defibrillatore, gravidanza, tumori in atto nella zona: sono le controindicazioni standard della magnetoterapia.
- Se non riesci a garantire le ore. Un’ora al giorno per 30 giorni non incide sull’osso: per questa patologia la dose è tutto.
Farla a casa: noleggio e costi
Sei-otto ore al giorno per tre mesi in ambulatorio non esistono. L’unico modo di seguire il protocollo del Rizzoli è avere il dispositivo in casa. Noleggiare ha senso perché il ciclo è lungo ma finito: dopo la risonanza di controllo o prosegui con un nuovo ciclo o hai chiuso. Un noleggio da 90 giorni costa una frazione dell’acquisto, con consegna e ritiro inclusi e fattura detraibile.
Entrambi i dispositivi che noleggiamo hanno il programma dedicato all’osteonecrosi. Per il ginocchio consigliamo il Globus Magnetocemp: i due solenoidi flessibili separati si appoggiano in piano ai due lati del condilo, che è esattamente la geometria che serve, e con la funzione 1+1 tratta entrambe le ginocchia nella stessa notte se la forma è bilaterale. Il MAG 2000 I-Tech (programma 20) resta una scelta valida con la fascia a tre solenoidi che avvolge il ginocchio.
Globus Magnetocemp a noleggio, programma Osteonecrosi incluso
Due solenoidi a sandwich sul condilo, o due ginocchia nella stessa notte con la funzione 1+1. Ciclo 90 giorni, consegna 24-48h in tutta Italia, nessuna cauzione, fattura detraibile.
Noleggia il GlobusOppure chiama il 376 262 2351 o scrivici su WhatsApp: ci basta sapere lo stadio e se il ginocchio coinvolto è uno o due.
Osteonecrosi in altre articolazioni
Il ginocchio è la seconda sede più frequente dopo l’anca. La necrosi della testa del femore segue la stessa logica (utile prima del collasso, poco dopo) ma con un’articolazione profonda e un protocollo che richiede ancora più costanza. Chi ha una forma secondaria, da cortisone o alcol, dovrebbe far controllare anche le anche: le lesioni multiple sono frequenti.
Per l’artrosi del ginocchio di origine non necrotica, il percorso è diverso e lo trovi nell’articolo sulla magnetoterapia per il ginocchio.
Domande frequenti
La magnetoterapia funziona per l’osteonecrosi del ginocchio?
Sì, negli stadi iniziali (Koshino I e II), prima che il condilo collassi. Nello studio del Rizzoli su pazienti in fase precoce, con 6 ore al giorno per 90 giorni, la grande maggioranza ha evitato la protesi a due anni. Negli stadi avanzati aiuta solo sul dolore.
Quante ore al giorno servono?
6-8 ore, tutti i giorni, di norma durante la notte, per 90 giorni. Le sedute brevi in ambulatorio non bastano per questa patologia.
Osteonecrosi ed edema osseo sono la stessa cosa?
No, ma all’inizio si somigliano in risonanza. L’edema spesso si risolve; l’osteonecrosi può portare al collasso del condilo. Molte osteonecrosi vengono diagnosticate prima come edema osseo: se il dolore non migliora in 4-6 settimane, va ripetuta la risonanza.
Dove si mettono i solenoidi?
Uno sul lato interno del ginocchio, sul condilo mediale dove di solito è la lesione, e uno sul lato esterno, a sandwich, con la fascia ben stretta.
Posso fare magnetoterapia se ho già la protesi al ginocchio?
Sì, le protesi moderne non sono una controindicazione. Ma con la protesi l’osteonecrosi non c’è più: in quel caso la magnetoterapia serve al recupero post-operatorio, non alla necrosi.
Quale programma uso?
Programma Osteonecrosi, presente sia sul Globus Magnetocemp sia sul MAG 2000 (P20). Nessuna regolazione manuale.










