Dott. Pasquale Pernice
Fisioterapista esperto in Magnetoterapia
“Con la necrosi della testa del femore il tempo conta più che in qualsiasi altra patologia che trattiamo. Se la risonanza dice stadio I o II, la magnetoterapia ha buone probabilità di fermare la progressione e di evitarti la protesi. Se aspetti che la testa collassi, resta solo un aiuto sul dolore. Il mio consiglio: 8 ore a notte, tutte le notti, per almeno 90 giorni. Le sedute da mezz’ora, per questa patologia, non servono a niente.”
Fonte: Massari L. et al., Clinical Orthopaedics and Related Research, 2006 — 76 pazienti con osteonecrosi della testa del femore trattati con CEMP 8 ore al giorno per circa 5 mesi. Negli stadi Ficat I e II la quasi totalità delle anche ha evitato la protesi nel follow-up; nello stadio III (testa collassata) i risultati sono stati nettamente inferiori. Tutti gli studi
prima del collasso
di notte
poi RMN di controllo
Globus e MAG 2000 (P20)
La magnetoterapia per la necrosi della testa del femore funziona se la prendi in tempo: negli stadi iniziali, quando la testa femorale non è ancora collassata, i campi elettromagnetici pulsati (CEMP) riducono il dolore e rallentano o fermano la progressione della malattia, e una buona parte dei pazienti evita la protesi. Negli stadi avanzati aiuta sul dolore ma non recupera l’osso ormai deformato. Il protocollo è impegnativo: 6-8 ore al giorno, di notte, per almeno 2-3 mesi. Per questo la si fa a casa con un dispositivo a noleggio, non in ambulatorio.
Questo articolo spiega cos’è l’osteonecrosi della testa del femore, in quali stadi la magnetoterapia ha senso, cosa dicono gli studi, come si fa a casa e quando invece è meglio non perdere tempo.
Cos’è la necrosi della testa del femore
La testa del femore è la sfera che si incastra nel bacino a formare l’anca. Riceve sangue da poche arterie, sottili, che entrano attraverso il collo del femore. Quando quel flusso si interrompe o si riduce, le cellule dell’osso muoiono. È l’osteonecrosi, chiamata anche necrosi avascolare o necrosi asettica della testa del femore.
Il problema non è la morte delle cellule in sé. È quello che succede dopo. L’osso necrotico perde resistenza meccanica e, sotto il peso del corpo, la superficie della testa cede: prima una piccola frattura sotto la cartilagine (il “segno della mezzaluna” alla radiografia), poi il collasso vero e proprio. A quel punto la testa non è più rotonda, la cartilagine si consuma e si arriva a un’artrosi secondaria dell’anca che finisce quasi sempre in protesi.
Colpisce soprattutto tra i 30 e i 50 anni, più gli uomini che le donne, e in oltre la metà dei casi interessa entrambe le anche, anche se una si manifesta prima dell’altra. Chi ha una diagnosi da un lato dovrebbe far controllare anche l’altro.
Le cause
In una parte dei casi non si trova una causa (forma idiopatica). Nel resto i fattori di rischio più frequenti sono:
- Cortisone ad alte dosi o per lunghi periodi, per qualsiasi motivo (asma, malattie autoimmuni, trapianti, terapie oncologiche). È la causa non traumatica più comune.
- Frattura del collo del femore o lussazione dell’anca: il trauma può lesionare direttamente i vasi. È il motivo per cui alcune fratture del femore, anche ben operate, sviluppano necrosi mesi dopo.
- Alcol in quantità elevate e prolungate.
- Malattie del sangue (anemia falciforme, coagulopatie), lupus, chemioterapia, radioterapia pelvica, malattia da decompressione nei subacquei.
I sintomi
All’inizio spesso non c’è nessun sintomo. Quando compare, il dolore è tipicamente all’inguine, profondo, a volte irradiato lungo la coscia fino al ginocchio (capita che il paziente vada dal medico per il ginocchio e la causa sia l’anca). Peggiora in piedi e camminando, migliora a riposo, e con il tempo compare anche di notte. Ruotare la gamba verso l’interno diventa doloroso e limitato, e si inizia a zoppicare.
Se hai dolore all’inguine persistente e una storia di cortisone, alcol o frattura del femore, chiedi al medico una risonanza magnetica. Non una radiografia: nelle fasi iniziali la radiografia è normale.
Gli stadi: perché sono la cosa che conta di più
Per decidere se la magnetoterapia ha senso serve sapere a che stadio è la necrosi. Gli ortopedici usano soprattutto due classificazioni, Ficat-Arlet e ARCO, che dicono sostanzialmente la stessa cosa:
- Stadio I: radiografia normale, la necrosi si vede solo alla risonanza magnetica. Pochi sintomi o nessuno.
- Stadio II: alla radiografia compaiono alterazioni (aree di sclerosi o cisti), ma la testa del femore è ancora rotonda. Dolore presente.
- Stadio III: la superficie ha ceduto. Frattura subcondrale e inizio di appiattimento della testa.
- Stadio IV: testa deformata, spazio articolare ridotto, artrosi dell’anca conclamata.
La linea di confine è tra il II e il III. Prima del collasso l’osso può ancora essere riparato e rivascolarizzato, e i trattamenti conservativi, magnetoterapia compresa, hanno una possibilità reale. Dopo il collasso la forma della testa è persa e nessuna terapia fisica la restituisce.
Quindi, prima di noleggiare un dispositivo, guarda il referto della risonanza. Se c’è scritto stadio I o II (o ARCO I-II), la magnetoterapia è una scelta sensata. Se c’è scritto stadio III o IV, parlane con l’ortopedico: può ancora avere senso per il dolore o in attesa dell’intervento, ma con aspettative diverse.
Come agisce la magnetoterapia sull’osteonecrosi
I campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza fanno tre cose utili in un osso che sta morendo per mancanza di sangue.
La prima è stimolare la formazione di nuovi vasi (angiogenesi) nella zona necrotica, cioè agire proprio sul problema di base. La seconda è attivare gli osteoblasti, le cellule che costruiscono osso nuovo, e frenare gli osteoclasti, quelle che lo riassorbono: l’obiettivo è che l’osso morto venga sostituito da osso vivo prima che la testa ceda. La terza è ridurre l’edema e l’infiammazione attorno alla lesione, che sono la causa principale del dolore.
Non è magia e non è veloce. La rivascolarizzazione di un segmento osseo richiede mesi, ed è per questo che i protocolli per l’osteonecrosi sono molto più lunghi e intensi di quelli per una tendinite o una contusione. Chi ti propone “20 sedute da 30 minuti” per una necrosi del femore sta applicando un protocollo sbagliato.
Cosa dicono gli studi
Studi scientifici sulla magnetoterapia per l’osteonecrosi del femore
- Bassett CAL et al., J Bone Joint Surg Am, 1989 — 118 anche con necrosi in stadio Ficat II–III trattate con CEMP: risultati migliori della sola decompressione, soprattutto prima del collasso.
- Aaron RK et al., Clin Orthop Relat Res, 1989 — confronto CEMP vs core decompression negli stadi II–III: la stimolazione elettromagnetica ha ridotto la progressione al collasso in modo comparabile o superiore.
- Massari L et al., Clin Orthop Relat Res, 2006 — 76 pazienti, 8 ore/giorno per ~5 mesi: dolore ridotto nella grande maggioranza, negli stadi I–II quasi tutte le anche hanno evitato la protesi nel follow-up. Nello stadio III risultati nettamente peggiori.
- Al-Jabri T et al., Int Orthop, 2017 — revisione sistematica sulla stimolazione elettrica ed elettromagnetica nell’osteonecrosi dell’adulto: beneficio consistente negli stadi pre-collasso, evidenza debole dopo.
Limiti: casistiche medio-piccole, pochi trial randomizzati. I dati indicano una direzione chiara, non una garanzia. Elenco completo nella pagina studi scientifici.
L’uso dei CEMP sulla necrosi della testa del femore ha una letteratura più lunga di quanto si pensi. Bassett, il pioniere della magnetoterapia sulle fratture, pubblicò già nel 1989 sul Journal of Bone and Joint Surgery una serie di oltre cento anche trattate con campi pulsati, con risultati migliori rispetto alla sola decompressione chirurgica negli stadi pre-collasso.
Lo studio più citato in Italia è quello di Massari e collaboratori (Clinical Orthopaedics and Related Research, 2006) su 76 pazienti con necrosi in stadio Ficat I-III trattati con stimolazione elettromagnetica pulsata per 8 ore al giorno, per una durata media di circa 5 mesi. Il dolore si è ridotto in modo marcato nella grande maggioranza dei casi e, cosa più importante, negli stadi I e II quasi tutti i pazienti hanno evitato la protesi nel periodo di osservazione. Nello stadio III, con la testa già collassata, i risultati sono stati nettamente peggiori.
Studi successivi hanno confermato lo stesso quadro: la magnetoterapia funziona meglio da sola negli stadi precoci e come complemento alla decompressione del nucleo (core decompression) negli stadi intermedi, mentre non cambia il destino delle anche già deformate. Trovi i riferimenti completi nella nostra pagina sugli studi scientifici sulla magnetoterapia.
Due cose da tenere a mente leggendo questi dati. La prima: sono studi con casistiche medio-piccole, non grandi trial randomizzati, quindi le percentuali vanno prese come indicazione, non come garanzia. La seconda: in tutti i protocolli che hanno funzionato la stimolazione durava molte ore al giorno per mesi. La dose conta.
Il protocollo: quante ore, per quanto tempo, dove mettere la fascia
Ore al giorno
Per l’osteonecrosi servono 6-8 ore al giorno. Non è compatibile con una vita normale se le fai di giorno, quindi il modo pratico è la magnetoterapia notturna: metti la fascia, avvii il programma, dormi. Sia il MAG 2000 sia il Globus sono silenziosi e pensati per questo uso.
Durata del ciclo
Durata del ciclo: la regola
| Prime 3–6 settimane | Il dolore inizia a calare. L’osso non è ancora cambiato. |
| 60 giorni | Minimo per incidere sull’osso. Sotto questa soglia il ciclo è incompleto. |
| 90 giorni | Ciclo standard. Alla fine si ripete la risonanza. |
| 4–6 mesi | Durata media negli studi clinici. Si prosegue se la RMN mostra miglioramento e la testa è ancora rotonda. |
Nel dubbio, meglio 90 giorni con 8 ore a notte che 6 mesi con 2 ore al giorno. Il totale di ore conta, ma anche la continuità.
Minimo 60 giorni, meglio 90. Negli studi la stimolazione è andata avanti in media 4-5 mesi. Il modo corretto di procedere è fare un primo ciclo di 90 giorni, ripetere la risonanza magnetica e decidere con l’ortopedico se proseguire. Un ciclo di 20 o 30 giorni non ha senso per questa patologia: fai in tempo a vedere un po’ meno dolore ma non a incidere sull’osso.
Posizionamento dei solenoidi
La testa del femore è profonda, circondata da muscoli spessi. Con il Globus i due solenoidi flessibili vanno appoggiati in piano sulla pelle, o su un indumento sottile, e fissati con la fascia elastica ben stretta: il primo sulla piega inguinale, davanti, con il lato lungo orizzontale; il secondo sul fianco esterno all’altezza dell’osso che sporge (il grande trocantere), con il lato lungo in verticale lungo il femore. Così il campo attraversa l’articolazione da davanti e di lato, con la testa del femore in mezzo. Con il MAG 2000 la fascia a tre solenoidi avvolge l’anca allo stesso modo, con il terzo dietro sul gluteo.
Se la necrosi è bilaterale, con il Globus si mette un solenoide su ciascuna anca (sull’inguine o sul trocantere, dove il dolore è più forte) e si usa la funzione 1+1; con il MAG 2000 si alternano le notti o si fanno due sessioni.
Il programma
Gauss e Hertz: i parametri giusti
Frequenza bassa, intensità modesta, molte ore. È la combinazione usata negli studi sull’osteonecrosi: frequenze tra 15 e 75 Hz (Bassett lavorava a 15 Hz, i protocolli italiani di Massari a 75 Hz) e intensità di poche decine di Gauss. Il protocollo che Globus pubblica per le fratture del collo femorale è 75 Hz e 30 Gauss, 8 ore al giorno per 90 giorni.
Il programma “Osteonecrosi” del Globus Magnetocemp lavora a 15 Gauss, come da manuale del produttore. Sì, quindici: i 320 Gauss che leggi sulle schede tecniche sono la potenza massima del dispositivo, non quella che serve per questa patologia. Sull’osteonecrosi l’effetto lo fa il tempo di esposizione, non la potenza. Anche il MAG 2000 (P20) è preimpostato: non serve, e non conviene, modificare i parametri a mano.
Se il tuo ortopedico ha prescritto parametri precisi (es. “50 Hz, 100 Gauss”), entrambi i dispositivi hanno programmi a frequenza libera per impostarli. Segnalacelo al momento dell’ordine.
Sul MAG 2000 il programma è il numero 20, “Osteonecrosi”. Sul Globus Magnetocemp c’è il programma “Osteonecrosi” nell’elenco delle patologie. Sono già impostati con frequenza bassa e intensità alta, come nei protocolli clinici. Non usare i programmi generici per il dolore o per l’artrosi: hanno parametri diversi.
Come capire se sta funzionando
Non aspettare la risonanza di fine ciclo per farti un’idea. Ci sono segnali che arrivano prima, e segnali che devono farti chiamare l’ortopedico subito.
Come capire se la terapia sta funzionando
Cosa aspettarsi, in ordine di tempo:
- 3–6 settimane: il dolore notturno e a riposo diminuisce per primo. Dai un voto al dolore da 0 a 10 ogni settimana, sempre alla stessa ora: se scende di 2–3 punti la terapia sta lavorando.
- 6–10 settimane: cammini più a lungo prima che l’inguine si faccia sentire, la rotazione interna della gamba (piede verso l’altra gamba) fa meno male, zoppichi meno. Riduci le stampelle solo se lo dice l’ortopedico.
- 3–4 mesi (RMN di controllo): quello che deve vedere il radiologo è la riduzione dell’edema osseo attorno alla lesione e una testa del femore ancora rotonda. La zona necrotica in sé può restare visibile a lungo: non è un segno che la terapia ha fallito.
Segnali che qualcosa non va: dolore che dopo 6 settimane non è cambiato, oppure un peggioramento improvviso e acuto del dolore all’inguine, magari dopo un carico o una caduta. Il secondo può indicare che la testa sta cedendo: chiama l’ortopedico e fai una radiografia, non aspettare la fine del ciclo.
Il dolore che migliora non vuol dire che l’osso è guarito. Il giudice finale è la risonanza, non la sensazione.
Cosa fare oltre alla magnetoterapia
La magnetoterapia da sola non basta se continui a caricare l’anca come se niente fosse. Il pacchetto conservativo che gli ortopedici usano negli stadi iniziali di solito comprende:
- Scarico parziale con stampelle, per settimane o mesi, per togliere peso dalla testa femorale mentre l’osso si ripara.
- Bifosfonati (in genere alendronato) per rallentare il riassorbimento dell’osso necrotico e ridurre il rischio di collasso. Li prescrive il medico.
- In alcuni centri, onde d’urto o ossigenoterapia iperbarica, con la stessa logica di stimolare la rivascolarizzazione.
- Core decompression: un piccolo intervento in cui si perfora la testa del femore per ridurre la pressione interna e favorire l’arrivo di sangue nuovo, a volte con innesto osseo o cellule staminali. La magnetoterapia dopo questo intervento è una combinazione con buoni dati.
Eliminare la causa, dove possibile, è ovvio ma va detto: se la necrosi è da cortisone, il medico valuterà di ridurlo; se è da alcol, bisogna smettere.
Quando la magnetoterapia non è la scelta giusta
Ti sconsigliamo di noleggiare un dispositivo, o comunque di aspettarti un recupero dell’osso, in questi casi:
- Stadio III avanzato o IV con testa del femore già deformata e artrosi. La magnetoterapia può ridurre il dolore in attesa della protesi, ma non evita l’intervento. Meglio saperlo prima.
- Portatori di pacemaker o defibrillatore, gravidanza, tumori in atto nella zona: sono le controindicazioni standard della magnetoterapia.
- Se non riesci a garantire le ore. Fare 1 ora al giorno per 30 giorni perché “tanto un po’ aiuta” è buttare soldi: per questa patologia la dose è tutto.
Farla a casa: noleggio e costi
Un ciclo da 8 ore al giorno per 3 mesi in ambulatorio non esiste. L’unico modo di seguire il protocollo è avere il dispositivo in casa.
Noleggiare invece di comprare ha senso perché il ciclo, per quanto lungo, è finito nel tempo: dopo la risonanza di controllo o prosegui con un nuovo ciclo o hai chiuso. Un dispositivo professionale nuovo costa diverse centinaia di euro; un noleggio da 90 giorni ne costa molte meno, con consegna e ritiro inclusi e fattura detraibile.
Entrambi i dispositivi che noleggiamo hanno il programma dedicato all’osteonecrosi. Per la testa del femore consigliamo il Globus Magnetocemp per un motivo pratico: tratta due zone insieme con la funzione 1+1. La necrosi è bilaterale in oltre la metà dei casi, spesso con l’altra anca ancora silenziosa. Se la risonanza mostra una lesione anche dall’altro lato, la tratti subito, nello stadio in cui la terapia funziona meglio, senza raddoppiare le ore. E se l’anca coinvolta è una sola, il secondo canale copre la zona posteriore. Il MAG 2000 I-Tech (programma 20) resta una scelta valida con la fascia a tre solenoidi, che avvolge l’articolazione con un solo canale.
Globus Magnetocemp a noleggio, programma Osteonecrosi incluso
Due anche trattate nella stessa notte con la funzione 1+1. Ciclo 90 giorni, consegna 24-48h in tutta Italia, nessuna cauzione, fattura detraibile.
Noleggia il GlobusOppure chiama il 376 262 2351 o scrivici su WhatsApp: ci basta sapere lo stadio e quante anche sono coinvolte.
Osteonecrosi in altre articolazioni
La testa del femore è la sede più frequente, ma la necrosi ossea può colpire anche il ginocchio (condilo femorale), l’astragalo nella caviglia, lo scafoide e il semilunare nel polso, la testa dell’omero. Il meccanismo è lo stesso e lo stesso vale per la magnetoterapia: utile prima del collasso, poco dopo.
Spesso il primo segnale, alla risonanza, è un edema osseo: non tutti gli edemi evolvono in necrosi, ma la necrosi passa quasi sempre da un edema. Se hai un edema osseo alla testa del femore con dolore persistente, è il momento giusto per iniziare, non dopo.
Per l’artrosi dell’anca di origine non necrotica, il percorso è diverso e lo trovi nell’articolo sulla magnetoterapia per l’anca.
Domande frequenti
La magnetoterapia funziona per la necrosi della testa del femore?
Sì, negli stadi iniziali (Ficat I e II), prima che la testa collassi. Riduce il dolore e rallenta o ferma la progressione, e negli studi la maggior parte dei pazienti in questi stadi ha evitato la protesi. Negli stadi avanzati aiuta solo sul dolore.
Quante ore al giorno servono?
6-8 ore, tutti i giorni, di norma durante la notte. È il protocollo usato negli studi clinici che hanno dato risultati.
Quanto dura il ciclo?
Minimo 60 giorni, consigliati 90, poi risonanza di controllo. Nei protocolli clinici la stimolazione è proseguita in media 4-5 mesi.
Dove si mettono i solenoidi?
Uno sulla piega inguinale, davanti, e uno sul fianco esterno all’altezza del grande trocantere, fissati con la fascia ben stretta. La testa del femore è profonda, il campo deve attraversarla da davanti e di lato.
Posso fare magnetoterapia se ho già la protesi?
Sì, le protesi in titanio e le leghe moderne non sono una controindicazione. Ma se hai già la protesi la necrosi non c’è più: la magnetoterapia in quel caso serve al recupero post-operatorio, non alla necrosi.
Quale programma uso?
MAG 2000: programma 20 “Osteonecrosi”. Globus Magnetocemp: programma “Osteonecrosi”. Nessuna regolazione manuale.










