Acufeni e cervicale: quando il fischio alle orecchie parte dal collo
Dott. Pasquale Pernice
Fisioterapista esperto in magnetoterapia
Iscritto all’Albo dei Fisioterapisti n. 5043
“In studio incontro spesso persone che hanno provato di tutto per l’acufene senza che nessuno abbia mai valutato il loro collo. Il primo passo è semplice: se il ronzio cambia muovendo la testa o contraendo la mandibola, la componente cervicale va indagata. Ed è l’unico caso in cui possiamo lavorare sulla causa, non solo conviverci.”
Un fischio, un ronzio, un sibilo che nessun altro sente. Chi soffre di acufeni se lo porta dietro giorno e notte, e la prima domanda che si fa è sempre la stessa: da dove viene? In una parte dei casi la risposta non sta nell’orecchio ma nel collo. Si parla di acufene cervicale, o più precisamente di acufene somatosensoriale di origine cervicale, e riconoscerlo conta parecchio: è uno dei pochi tipi di acufene su cui si può lavorare trattando la causa.
Una precisazione prima di tutto, perché su questo tema circola troppa confusione: la maggior parte degli acufeni non dipende dalla cervicale. Se cercate una pagina che vi promette di eliminare il ronzio con una terapia qualsiasi, questa non lo è. Qui spieghiamo quando il collo c’entra davvero, come capirlo e cosa fare in quel caso.
Cos’è l’acufene cervicale
Il sistema uditivo e il tratto cervicale sono collegati più di quanto si pensi. I nervi cervicali superiori (C1-C3) comunicano con il nucleo cocleare, la stazione del tronco encefalico che elabora i segnali dell’udito. Quando i muscoli del collo sono contratti, le articolazioni cervicali infiammate o i nervi irritati da un’artrosi o da un trauma, i segnali alterati che arrivano da quella zona possono interferire con l’elaborazione uditiva e generare o amplificare la percezione del ronzio.
Questo tipo di acufene appartiene alla famiglia degli acufeni somatosensoriali: rumori che il corpo stesso contribuisce a produrre o modulare attraverso muscoli, articolazioni e nervi. La componente cervicale è la più comune, insieme a quella mandibolare legata all’articolazione temporo-mandibolare.
Come capire se il tuo acufene dipende dalla cervicale
Non serve tirare a indovinare: l’acufene cervicale ha caratteristiche abbastanza riconoscibili. I segnali che orientano verso un’origine cervicale sono questi:
- il ronzio cambia di intensità o tonalità quando muovi il collo, ruoti la testa, stringi i denti o premi su certi punti del collo e della nuca
- aumenta durante gli sforzi fisici: sollevare pesi in palestra, spingere carichi, contrarre collo e spalle sotto sforzo. Succede perché in quei momenti i muscoli cervicali e la mandibola lavorano in co-contrazione, e i segnali che mandano ai centri uditivi si intensificano
- è comparso dopo un colpo di frusta, un trauma cervicale o un lungo periodo di posture forzate
- convive con dolore cervicale, rigidità del collo, mal di testa che parte dalla nuca o dolore alla spalla
- è spesso monolaterale, dallo stesso lato del problema cervicale
- l’esame audiometrico risulta normale o quasi, e l’otorino non trova cause nell’orecchio
Il test di modulazione è il più indicativo: se contraendo i muscoli del collo o spingendo la fronte contro la mano il fischio cambia, la componente somatosensoriale c’è.
Attenzione però: la conferma spetta ai medici, non a un articolo. Il percorso corretto parte sempre dall’otorinolaringoiatra, che deve escludere le cause uditive, e prosegue con una valutazione fisiatrica o fisioterapica del tratto cervicale.
Non tutti gli acufeni sono uguali
Capire di che tipo è il proprio acufene è il passo che molti saltano, ed è il motivo per cui tante terapie vengono provate a vuoto. Le categorie principali sono cinque.
Acufene da danno uditivo. È il più diffuso: deriva da ipoacusia, esposizione al rumore, invecchiamento delle cellule della coclea. In questi casi il collo non c’entra e le strade sono altre: apparecchi acustici, sound therapy, terapia cognitivo-comportamentale per la gestione del disturbo.
Acufene da farmaci. Alcuni farmaci ototossici (certi antibiotici, chemioterapici, alte dosi di salicilati) possono causare o peggiorare il ronzio. Se ne parla con il medico che li ha prescritti.
Acufene pulsante. Se il rumore batte a tempo con il cuore, va indagato senza rimandare: può avere un’origine vascolare e richiede accertamenti medici specifici. Nessuna terapia fai-da-te ha senso prima della diagnosi.
Acufene somatosensoriale. È quello di cui parla questa pagina: origina o si modula attraverso il sistema muscolo-scheletrico, in particolare cervicale e articolazione temporo-mandibolare. Se il tuo acufene cambia con i movimenti della mandibola più che con quelli del collo, la valutazione giusta è quella dello gnatologo.
Acufene idiopatico. In una parte non piccola dei casi tutti gli accertamenti risultano normali e la causa resta sconosciuta. È frustrante da accettare, ma va detto: succede, e non significa che il disturbo sia immaginario o che non ci sia niente da fare. Anche senza una causa identificata, percorsi come la terapia del suono e l’approccio cognitivo-comportamentale aiutano a ridurre l’impatto del ronzio sulla vita quotidiana.
Trattare la componente cervicale: cosa funziona
Sull’acufene cervicale non si interviene sull’orecchio ma sul collo. La logica è semplice: se i segnali alterati che partono dal tratto cervicale alimentano il ronzio, migliorare lo stato di muscoli, articolazioni e nervi cervicali può attenuarlo. Le opzioni che hanno senso, spesso combinate tra loro:
Lo studio che ha cambiato il quadro. Nel 2023 il gruppo di Susan Shore all’Università del Michigan ha pubblicato su JAMA Network Open il trial più solido mai condotto sull’acufene somatico: 99 pazienti, randomizzato, in doppio cieco. Il dispositivo sperimentale abbinava suoni personalizzati a lievi stimolazioni elettriche su collo o guancia, sincronizzate al millisecondo, per “riprogrammare” i circuiti tra sistema somatosensoriale e sistema uditivo. Oltre la metà dei partecipanti ha ottenuto una riduzione del disturbo, e più a lungo durava il trattamento, più il beneficio si manteneva nel tempo.
Il dispositivo è ancora in fase di approvazione e non è in commercio — e non è la magnetoterapia. Ma questo trial dimostra la cosa che qui conta di più: negli acufeni somatici, agire sul canale del collo modifica davvero il ronzio. È la conferma scientifica più forte del principio su cui si basa tutto il trattamento della componente cervicale.
Fisioterapia ed esercizio. È la base. Terapia manuale, esercizi di mobilità e rinforzo cervicale, rieducazione posturale. Gli studi sugli acufeni somatosensoriali mostrano che il trattamento fisioterapico del collo riduce il disturbo in una parte consistente dei pazienti con questa origine.
Quattro esercizi per iniziare
Sono gli esercizi base che ritrovi in quasi tutti i protocolli fisioterapici per il tratto cervicale, compresi quelli usati negli studi sull’acufene somatosensoriale. Falli lentamente, senza forzare, una o due volte al giorno. Se durante un esercizio il ronzio aumenta in modo netto o compaiono vertigini, fermati e parlane con il fisioterapista: quella reazione è essa stessa un’informazione utile per la valutazione.
Retrazione del mento. Seduto con la schiena dritta, porta il mento indietro come per fare il doppio mento, senza inclinare la testa. Tieni 5 secondi, rilascia. 10 ripetizioni. Lavora sui flessori profondi del collo, i muscoli che nei protocolli di ricerca vengono allenati per primi.
Rotazioni lente. Ruota la testa verso destra fino a dove arrivi senza dolore, tieni 3 secondi, torna al centro, poi a sinistra. 5 ripetizioni per lato. L’obiettivo è la mobilità, non l’ampiezza: meglio un movimento corto e fluido di uno forzato.
Inclinazioni laterali con allungamento. Porta l’orecchio destro verso la spalla destra, la mano destra appoggiata sul capo accompagna appena il peso senza tirare. 20-30 secondi per lato. Allunga il trapezio superiore, uno dei muscoli più spesso coinvolti nella modulazione del ronzio.
Contrazioni isometriche. Appoggia il palmo sulla fronte e spingi la testa contro la mano, senza che la testa si muova. 5 secondi, poi ripeti con la mano sulla nuca e ai lati. 5 ripetizioni per direzione. Rinforza senza muovere l’articolazione, ed è anche il gesto con cui puoi osservare se il tuo ronzio si modula.
Osteopatia. Il lavoro manuale su contratture e restrizioni di mobilità del tratto cervicale può dare beneficio, in particolare nei casi legati a tensioni muscolari e post-traumatici. Ma qui vale la pena raccontare una storia vera, perché insegna più di dieci avvertenze.
Un’amica di settant’anni, che convive da anni con cervicale e acufeni, era finita nelle mani di uno di quegli osteopati da “crick crack”: manipolazioni brusche ad alta velocità, il collo che scrocchia a ogni seduta. Risultato: dolore peggiorato e ronzio più forte. È migliorata solo dopo aver cambiato professionista, passando a un lavoro fatto di tecniche dolci — mobilizzazioni lente, allungamenti, niente strattoni.
La lezione è semplice: su un collo di settant’anni, con artrosi, le manipolazioni ad alta velocità sono da evitare, e in generale il ronzio che peggiora dopo una seduta è un segnale da riferire subito, non da sopportare. Prima di affidarti a qualcuno, chiedi che tecniche usa e diffida di chi promette di “sbloccare” tutto in due sedute. L’osteopatia va scelta come complemento alla fisioterapia, non come sostituto della diagnosi.
Correzione delle abitudini. Ore al computer con la testa in avanti, il cuscino sbagliato, il telefono tra orecchio e spalla: sono i fattori che mantengono la contrattura. Senza correggerli, qualsiasi terapia lavora in salita.
Magnetoterapia per la patologia cervicale. Qui serve chiarezza, perché è il punto su cui più siti fanno confusione. La magnetoterapia CEMP non tratta l’acufene: tratta le patologie cervicali per cui è indicata, come l’artrosi cervicale e la cervicalgia, che sono tra i programmi ufficiali del MAG 2000 di I-Tech, il dispositivo che noleggiamo.
E quando l’indicazione è quella giusta, questa è la sua forza rispetto a quasi tutto il resto: mascheratori, integratori e app per acufeni inseguono il sintomo, cercano di coprire o distrarre dal ronzio; qui invece si lavora sulla causa. Se il fischio nasce da un collo infiammato e contratto, l’intervento logico è sul collo.
Riducendo infiammazione e dolore del tratto cervicale, nei casi in cui il ronzio ha davvero quell’origine, la magnetoterapia può contribuire ad attenuare anche l’acufene: un effetto sulla radice del problema, non un cerotto sopra. Resta un percorso da costruire con il medico, e vale solo per chi ha la componente cervicale accertata. Chi sta già trattando la propria artrosi cervicale con la magnetoterapia domiciliare lavora anche su questo fronte; per capire tempi e modalità del noleggio trovi tutto nella pagina dedicata al costo del noleggio.
Cosa non aspettarsi
Due cose vanno dette chiare, perché chi convive con gli acufeni merita onestà più che promesse.
La prima: se il tuo acufene deriva da un danno uditivo, nessuna terapia sul collo lo toglierà. Il test di modulazione e la visita ORL servono proprio a non buttare tempo e soldi nella direzione sbagliata.
La seconda: anche quando la componente cervicale c’è, l’obiettivo realistico è l’attenuazione. Non lo diciamo noi, lo dicono i trial randomizzati sul trattamento del collo negli acufeni somatosensoriali: i punteggi dei questionari che misurano il disturbo migliorano in modo significativo nei gruppi trattati rispetto ai controlli, ma la risposta cambia da persona a persona, tanto che la ricerca sta ancora lavorando per capire quali pazienti rispondono meglio.
Nessuno studio riporta la scomparsa del ronzio in tutti i trattati. Per questo diffida di chiunque, sito o professionista, ti garantisca il silenzio.
Domande frequenti
La cervicale può causare gli acufeni?
Sì, in una parte dei casi. I nervi cervicali superiori comunicano con i centri uditivi del tronco encefalico, e contratture, artrosi o traumi del collo possono generare o amplificare il ronzio. Si parla di acufene somatosensoriale di origine cervicale. La maggior parte degli acufeni ha però origine uditiva, quindi la diagnosi differenziale va fatta con l’otorino.
Come si riconosce un acufene cervicale?
I segnali tipici: il ronzio cambia muovendo il collo o la mandibola, aumenta sotto sforzo fisico come il sollevamento pesi, è comparso dopo un trauma cervicale, convive con dolore o rigidità del collo, è spesso monolaterale e l’esame audiometrico non spiega il disturbo. La conferma richiede la visita otorinolaringoiatrica e una valutazione del tratto cervicale.
Quanto dura un acufene cervicale?
Dipende dalla condizione del collo che lo alimenta. Se la componente cervicale viene trattata, il ronzio può attenuarsi in settimane o mesi insieme al miglioramento di dolore e mobilità. Negli acufeni cronici di lunga data la riduzione è in genere parziale.
La magnetoterapia cura l’acufene?
No. Per l’acufene in generale l’evidenza scientifica non è conclusiva e i dispositivi domiciliari non hanno questa indicazione. La magnetoterapia è indicata per patologie cervicali come artrosi cervicale e cervicalgia: nei soli casi di acufene di origine cervicale, trattare quelle significa agire sulla causa del ronzio anziché sul sintomo, e può contribuire ad attenuarlo.
Acufene pulsante e cervicale sono collegati?
L’acufene pulsante, quello sincrono con il battito cardiaco, va sempre indagato dal medico prima di ogni altra considerazione, perché può avere un’origine vascolare. Solo dopo aver escluso quelle cause si valuta l’eventuale componente cervicale.
Fonti
Il collegamento tra colonna cervicale e sistema uditivo, e l’effetto del trattamento della componente cervicale sull’acufene somatosensoriale:
- Jones GR, Martel DT, Riffle TL, Errickson J, Souter JR, Basura GJ, Stucken E, Schvartz-Leyzac KC, Shore SE. “Reversing Synchronized Brain Circuits Using Targeted Auditory-Somatosensory Stimulation to Treat Phantom Percepts: A Randomized Clinical Trial.” JAMA Network Open. 2023;6(6):e2315914. Trial randomizzato in doppio cieco su 99 pazienti con acufene somatico, Università del Michigan.
- Michiels S, De Hertogh W, Truijen S, Van de Heyning P. “Physical therapy treatment in patients suffering from cervicogenic somatic tinnitus: study protocol for a randomized controlled trial.” Trials. 2014;15:297. Trial randomizzato dell’Università di Anversa sul trattamento fisioterapico cervicale nell’acufene somatico cervicogenico.
- van der Wal A, Michiels S, Van de Heyning P, et al. “Treatment of Somatosensory Tinnitus: A Randomized Controlled Trial Studying the Effect of Orofacial Treatment as Part of a Multidisciplinary Program.” Journal of Clinical Medicine. 2020;9(3):705. Trial randomizzato sul trattamento orofacciale, con trattamento cervicale aggiuntivo nei pazienti con problemi al collo.
- “Exploring the Effects of Manual Therapy on Somatosensory Tinnitus and Dizziness: A Randomized Controlled Trial.” 2025. Trial randomizzato pilota su terapia manuale del distretto testa-collo: miglioramento significativo dei punteggi di acufene e vertigini rispetto al gruppo di controllo.
- Vielsmeier V, Schecklmann M, Schlee W, et al. “A Pilot Study of Peripheral Muscle Magnetic Stimulation as Add-on Treatment to Repetitive Transcranial Magnetic Stimulation in Chronic Tinnitus.” Frontiers in Neuroscience. 2018;12:68. Studio pilota senza gruppo di controllo: la stimolazione magnetica periferica di collo e schiena, in aggiunta alla rTMS, ha migliorato il disturbo solo nei pazienti con dolore cervicale e acufene somatosensoriale.
- Vanneste S, et al. Stimolazione TENS del secondo nervo cervicale (C2) nell’acufene somatico. Experimental Brain Research. 2010. Riduzione del disturbo in una minoranza dei pazienti trattati.
- Koning HM. “Upper Cervical Nerves Can Induce Tinnitus.” International Tinnitus Journal. 2020;24(1):26-30. Studio retrospettivo: riduzione dell’acufene nel 19% dei pazienti dopo trattamento dei nervi C3-C4.
- Koning HM. “Somatosensory-Auditory Processing of the Fifth Cervical Nerve in Tinnitus.” International Tinnitus Journal. 2020;24(2):47-51. Studio retrospettivo: beneficio nel 30% dei pazienti dopo trattamento del nervo C5.
- Koning HM, Ter Meulen BC. “Pulsed radiofrequency of C2 dorsal root ganglion in patients with tinnitus.” International Tinnitus Journal. 2019;23:91-96. Studio retrospettivo su radiofrequenza pulsata del ganglio C2.
La stimolazione elettromagnetica diretta dell’orecchio nell’acufene in generale, dove i risultati restano contrastanti:
- Roland NJ, et al. “Electromagnetic stimulation as a treatment of tinnitus: a pilot study.” Clinical Otolaryngology. 1993;18:278-281. Trial in doppio cieco: miglioramento nel 45% dei trattati contro il 9% del placebo.
- Fiedler H, Pilkington M, Willatt DJ. “Electromagnetic stimulation as a treatment of tinnitus: a further study.” Clinical Otolaryngology. 1998;23:270. Studio di replica con lo stesso disegno: nessuna differenza significativa rispetto al placebo.
- Olszewski J, Bielińska M, Kowalski A. “Assessment of Subjective Tinnitus Treatment Results Using a Prototype Device for Electrical and Magnetic Stimulation of the Ear.” Life. 2022;12:918. Studio su 100 pazienti con bobina nel condotto uditivo, senza gruppo placebo: risultati preliminari.










